Ship without a Rudder's like a Ship without a Rudder's like a...
il Dio Dando
FIB + Jennifer Gentle & Franklin Delano
le dispense di informatica
The Island
smeagol@fastwebnet.it
pavement85@hotmail.com
hanno sbagliato strada *loading* persone, o forse *loading* volte la stessa persona?
Berlin, I'm Yours
fatto la valigia. niente libri nè musica. i primi portano via troppo spazio, la seconda è una scelta. cinque giorni senza la mia musica, sarà dura. sono un tossico, me ne rendo conto. ma quale occasione migliore per lasciare impolverare tutti quei dischi appoggiati sul legno Ikea?
Torno a Berlino per la terza volta. la prima era stata una vacanza, la seconda uno scambio scolastico frettolosamente archiviato.
Domani mattina mi travestirò d'attore, di quelli di serie C. questi cinque giorni, mi auguro di sano e godurioso cazzeggio, saranno giustificati da uno spettacolo teatrale di 12 minuti in un liceo linguistico da riccastri. 12 minuti in cui happy when it rains si presenterà sul palco in giacca e mutande e citerà poco convinto un paio di versi di Baudelaire, per poi nascondersi dentro una maschera di cartoncino.
a dir poco imbarazzante.
ma Berlino è sempre Berlino. difficilmente descrivibile in due parole, come tutte le grandi capitali europee.
una Berlino che in cinque giorni riesce a proporre l'intramontabile Evan Dando, Bright Eyes e i (...) Trail Of Dead in concerto, che ho tanta tanta paura che vengano sostituiti con serate obbligatorie in odiose discoteche tunz tunz.
Berlino con il Kebab di Kreuzberg, il museo del cinema di Potsdamer Platz, la labirintica metropolitana, la gente vera e tutto quello che non ricordo e che forse devo ancora scoprire.
See Ya...
update delle ore 23.22:
ok che io dovrei essere quello felice quando piove, ma se domani questa cazzo di neve su Torino mi impedisce di volare fino a Berlino mi incazzo come una iena plissken...
Nothing Makes Sense
Jennifer Gentle. che uno già pensa a una timida voce femminile, magari un po' folk. e invece no. cinque cazzoni, cazzoni sul serio. cazzoni seri. seriamente cazzoni. ma grandissimi. molto Syd Barrett e poca tecnica, tanti "yahoo!" e una manciata di accordi. qualche strumento impensabile, e una strana vocina all'elio. c'era da rimanere spiazzati ieri sera, al più che noto hiroshima mon amour: sul palco si passa dalla psichedelia pura al noise più eccitante. sotto il palco, quattro coglioni a fremere e cantare a squarciagola "I Do Dream You" (tau-na-na-na na!)
memorabili Jennifer Gentle.
c'è chi, in marsvoltiche opinioni, è pronto a far fuori il chitarrista capellone. chi invece grida "disco dell'anno! concerto dell'anno!" un po' scherzando ma anche no.
il mio, di disco dell'anno, io so già qual'è. e non mi rompete il cazzo che è ancora febbraio.
questo è mio il disco dell'anno.

Pensavo che ogni tanto non ho niente da dire. nemmeno in questo momento. niente da dire, poco a cui pensare. potrei starmene svaccato su una collina a guardare siepi, senza neanche farmi sovvenire le morti stagioni. in silenzio, o ascoltando musica lenta.
vorrei che la vita fosse un film muto. vedere la gente sul pullman, all'università, al lavoro, per strada e in ogni casa, alzare dei cartelloni neri con scritte bianche quando c'è qualcosa di importante. ridere e piangere, senza parlare. senza mai abbassare lo sguardo. mangiare con la bocca e parlare con gli occhi. senza riempirsi le orecchie di frasi fatte, ma solo di buona musica. leggere, leggere tanto. scrivere, anche. distruggere tutti i telefoni, tutti. urlare senza emettere un suono, con la bocca spalancata e le braccia tese verso il cielo. camminare per la città e ascoltare i rumori: gli uccellini, le rotaie del tram, il vento, lo sfogliare di un libro, i passi, il fuoco che brucia, la neve che cade, le porte che cigolano. dimostrare l'amicizia e l'amore alle persone vicine non con uno squillo del cellulare o con una frase sdolcinata, ma con un'abbraccio sincero o con una sorpresa silenziosa.
sarebbe bello lasciar parlare un regalo, una poesia, una canzone, una lettera, una foto, un film. uscire dal cinema, guardarsi e sorridere. e poi camminare lentamente fino a casa, uno di fianco all'altro, senza dire niente - senza aver paura di dire niente - guardando il mondo che scorre.
"A un certo punto mi sono sdraiato sulla sponda e ho chiuso gli occhi per ascoltare il rumore che faceva l'acqua e il vento che fischiava sulla cima degli alberi. Lo stesso vento che soffia giù nello Stretto, eppure è diverso. Per un po' mi sono lasciato immaginare che ero morto e mi stava bene anche quello, almeno per un paio di minuti, finché non me ne sono ben reso conto: morto. Mentre me ne stavo lì sdraiato a occhi chiusi. Dopo essermi immaginato come sarebbe stato se non avessi davvero potuto più rialzarmi, ho pensato a te. Ho aperto gli occhi e mi sono alzato subito e sono tornato a esser contento. E' che te ne sono grato, capisci. E te lo volevo dire."
Raymond Carver.
il programma di ieri sera era quello di guardare About a Boy, che anche se Hugh Grant non mi dice niente, Nick Hornby mi sta simpatico, e la soundtrack del ragazzo mal disegnato è caruccia. ma visto che odio la pubblicità e le interruzioni, lo registro e me lo guardo in seconda serata. sì sì, un programmino coi fiocchi.
ottimo. alle 23.30 mi infilo il pigiama, acchiappo la mia fida San Bernardo frizzante al punto giusto e quella cinquantina di pacchetti di fazzoletti per un raffreddore senza tregua. mi infilo sotto le coperte pregustandomi già una Londra tenera e popolare, un po' di buoni sentimenti e un riposo tranquillo.
play.
Walker Texas Ranger.
il telefilm più trash che abbia mai visto. Centrovetrine in confronto ha trame hitchcockiane.
sbagliato canale, rec su rete 4 al posto di canale 5. enormi bestemmie.
non c'è un cazzo da vedere. un po' di zapping, quel giusto per renderti conto che non c'è mai limite al peggio.
zac. politica. massì perchè no. ancora adesso non so bene chi votare alla prossima occasione.
rai3. ministro Giovanardi a confronto con un oppositore sicuramente comunista, pelaticcio e deboluccio. pare che sia mesi che non mangi bambini. Giovanardi con la sua frangetta bianchiccia e le sue inflessioni modenesi cerca di fare propaganda a ogni domanda del conduttore. io cerco di farmeli stare simpatici questi personaggi. C'ho provato con Bondi, niente da fare. Renatuzzo Schifani, uh per carità. Castelli mi ha fatto venire l'eritema l'ultima volta che l'ho visto alla tele. reggo a malapena Pierferdi, ma solo perchè è un figo, e Follini, che tutto sommato è il più moderato tra i porci. inutile parlare della lega, non nego di aver provato una strana sensazione di gioia quando a Bossi gli è preso il coccolone o che minchia era.
comunque, alla parola guerra del debole comunista, Giovanardi indignato scalpita tirando in ballo la pace. "quella del medio oriente è una missione di pace, come si fa a non essere d'accordo? come si fa a lasciar un popolo in quelle condizioni?" clap clap, complimerda Giovanaradi, tu si che hai capito cos'è la pace. "si...e...e poi...e poi questa è una missione voluta dall'ONU, da Kofi Annan stesso". ma non dire stronzate, Giovanà. ti pare che l'ONU obblighi il nostro paese all'intervento armato?
perdo la pazienza e cambio canale.
con grande stupore, su rai1 c'è lui. in persona. pare proprio lui. da mesi non appariva in tivù. si beh, d'altronde sono tutti suoi i canali, che potrebbe sbattersene alla grande. pero' sai, quella capatina ogni tanto, penserà lui, è gradita al mio popolo. ovviamente uno scontro con l'opposizione no, figuriamoci. perchè il discorso preparato poi non regge alla prima critica della sinistra.
com'è tenero, silvio. è seduto su un trono. dall'altra parte, una schiera di timidi giornalisti di diverse testate. che, chissà perchè, quando allo stesso programma seduto sul trono c'era Di Pietro, i giornalisti erano più che mai agguerriti. ieri sera valium per tutti invece. che stranezze vero?
che uno vorrebbe sentire domande del tipo "e il conflitto di interessi?" "e i suoi ministri con le mani sporche? pure Sirchia, alla salute, c'ha i microbi addosso?" "la riforma moratti? quella delle tasse? meravigliose!". e invece no. la domanda pare sempre la stessa: "quali sono i progetti per il futuro?" "mi consenta di dirle che abbiamo rispettato tutti gli impegni presi con i cittadini". buffone.
ma poi arriva il bello.
silvio spazia. perde il filo del suo discorso. la memoria non è mai stata il suo forte. "mumble mumble" nel suo lucido cranio a prova di treppiede. ed eccolo, l'intrepido uomo bandana, trova una soluzione: scagliarsi contro i comunisti. sì! maledetti bastardi, hanno rovinato questo mondo. hanno sbagliato tutto. dov'è c'è stato il comunismo c'è morte e distruzione. ma lui, silvio, porterà pace e libertà a casa di voi tutti.
inizio a incazzarmi. non tanto per le parole, quanto per la presunzione di chi le pronuncia.
e allora giù cazzate: le sue battute sull'Unione Sovietica, giustissime, perchè secondo lui l'opposizione è tutta comunista. anche Prodi, che uno con una faccia così è alquanto improbabile. si, Prodi è comunista, perchè ha usato le parole "compagni e compagne" con i suoi elettori. i ds? non sono altro che le ceneri del PCI. e poi, ma cribbio! non parliamo di quel partito lì (che si vergogna anche a nominare) che vuole rifondare il comunismo. e no, silvio. gentaglia quella. sporchi assassini, si si si.
viene da ridere, perchè si può dire tutto il peggio possibile di questa opposizione, tranne il fatto di essere comunista. non ci crede neanche più Bertinotti nel comunismo.
tornando a noi, caro silvio, noto con piacere che, al contrario, nel tuo governo c'è gente in gamba, oh yes. MSI, fiamma tricolore, forza nuova. i veri partiti della democrazia. partiti della pace, cazzo. si perchè come dice Giovanardi la guerra è pace. la pulizia, che magnifica parola. prismatica, direi.
la lega. folkloristici ma simpatici, in fondo. vorrebbero solo uccidere tutti i terroni e gli albanesi presenti in padania. arrivano in parlamento con quel fottuto fazzoletto verde, e vogliono un'Italia divisa. brava gente silvio, brava gente.
insomma, porca di quella puttana, la smettiamo di votarli?
e scusate per lo sfogo, ma ogni tanto ci vuole.
I'm sorry I'm late...
Molti sostengono che gli anni '80 siano stati una vera merda, musicalmente ma anche da diversi punti di vista. insomma, un po' tutti, alla parola anni '80, si immaginano quelle capigliature orribili dei telefilm americani, i Village People di YMCA, trucco pesante e tacchi a spillo, il degrado delle discoteche, sposerò Simon Le Bon. un mondo come minimo kitch, per molti trash. glam se vogliamo, un pelo electro-chic. una merda, non c'è che dire.
happy when it rains nasce nel 1985, insieme a quel capolavoro di Psychocandy dei Jesus & Mary Chain. nelle sale, Fuori Orario di Martin Scorsese.
effettivamente, happy when it rains nasce fuori orario. avrebbe voluto avere 20 anni nel 1985. per andare a comprare Psychocandy dopo averne letto l'impatto rivoluzionario sui giornali. se ne sarebbe sbattuto il cazzo happy when it rains dei vari Duran Duran. tanto c'erano gli Husker Du.
e poi happy when it rains avrebbe posato il suo stanco culo, una piovosa notte d'estate, in un cinema di periferia, ignaro della bellezza di Fuori Orario e del fatto che il folle Ghezzi avrebbe intitolato così il suo programma notturno.
e invece: nghè nghè.
2005, vent'anni dopo. happy when it rains si sente vecchio. i Duran Duran sono tornati alla ribalta. nessuno gliel'aveva chiesto però.
happy when it rains va al concerto dei Radio Dept. copia electro-sbiadita dei Jesus & Mary Chain. si vorrebbe sedere anzichè stare in piedi appoggiato al muro a osservare perplesso tre svedesi sul palco e quel centinaio di indie-snob-bloggers torinesi che commentano la notizia dei Franz Ferdinand a Sanremo. happy when it rains vorrebbe i Dinosaur Jr. su quel palco, vorrebbe vedere J. Mascis urlare stonato "I want youuuu...to show me the way...". happy when it rains non crede che i Radio Dept. siano così bravi come si dice in giro. non crede neanche che 8 euri valgano 50 minuti di chitarre svogliate e due colpetti alla tastierina.
stasera happy when it rains andrà a vedere The Aviator, di Martin Scorsese. che potrà essere bello quanto si vuole. ma non lo sarà mai quanto Fuori Orario di vent'anni fa.
oggi sono felice anche se non piove:
T R E N T A...
...fanculo al mondo intero, vado a ubriacarmi.
- Naturalmente, tale continuità è soprattutto interiore, prima ancora che estetica e poetica: è insomma la coerenza etico-estetica del cinema antonioniano a dare saldezza e unità all'opera di questo maestro dello sguardo, anche nella sua svolta di metà decennio, quella che "Il provino" preannuncia, "Blow up" magnificamente significa, "Zabriskie Point" e "Professione: reporter" ulteriormente sviluppano: è il passaggio dallo sguardo critico sui sentimenti e sugli uomini, che ha contrassegnato il cinema di Antonioni negli anni Cinquanta e nella tetralogia anni Sessanta, ad un cinema di critica dello sguardo, ovvero un cinema dove l'esperienza esistenziale narrata e l'esperienza dello sguardo (sonorizzato) che la narra sono ambedue, parimenti, l'oggetto della diegesi, il tema del racconto, il duplice enigma portato avanti dal film, la cui struttura conclusiva è sempre, enigmaticamente appunto, aperta. -
omino del cervello: "oh, happy. se all'esame ti chiede Antonioni sei fottuto..."
happy: "taci, bastardo. devo capire."
omino del cervello: "ah si si. tanto son cazzi tuoi. la coca cola è in frigo?"
happy: "ma quante stronzate scrive sto qui? ma chi è?"
omino del cervello: "nun saccio. vai a vedere."
happy: "Lino Miccichè si chiama. chissà che infanzia infelice..."
omino: "..."
happy: "una frase lunga quanto il ponte di Messina. anzi peggio. un due punti dopo un due punti. ci mancava una parentesi dentro l'altra.
omino: "vabbo' anche tu, come sei puntiglioso..."
happy: si, fanculo anche a te. guarda qui:
- Il limite del cinema bertolucciano appare finora , soprattutto in "Partner", intellettualistico: è come se le superfetazioni razionali raggelassero o respingessero il calore dell'ispirazione. -
omino: "..."
happy: "superfetazioni???"
omino: "eh, mi sa che sto tipo si fa più seghe mentali di te. ma sono delle super-puzzette?"
happy: "dio mio...cinema antonioniano, cinema bertolucciano. va a vedere che esiste anche per i Vanzina. una "commedia vanziniana"..."
omino: "di che ti lamenti. quando diventerai regista la gente scriverà in giro dei "drammi happyniani"
happy: "..."
omino: "oh, socio. io vado a guardarmi un filmetto. ti saluto.
happy: "che guardi?"
omino: "boh, qualcosa di Woody Allen..."
happy: "vengo anch'io!"

amenità assortite
anyone can play guitar
coffee and cigarettes
incenso alla vaniglia
kino
the soundtrack of my life