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hanno sbagliato strada *loading* persone, o forse *loading* volte la stessa persona?

Alla regia c'è un giapponese, nonostante il cast sia quasi completamente americano; un cast comprendente l'arcinota Sarah Michelle Gellar, aka Buffy, e un Bill Pullman che non sa più che film fare.
quindi, Takashi Shimizu alla regia, lo stesso autore del film originale, "The Grudge - Ju on: Rancore", uscito nel 2003 e con sceneggiatura risalente al 2000.
ma, c'è sempre un ma, in The Grudge c'è lo zampino di Sam Raimi, che produce il film. Per chi non lo conoscesse, Sam Raimi è autore del film cult "La Casa" e dei più recenti "The Gift" e "Spiderman"; a mio avviso, regista che da "Soldi Sporchi", 1998, non ne fa una giusta.
l'ammazzavampiri Gellar sembra che abbia subito una plastica facciale. non che mi aspettassi chissà quale recitazione, ma mi sto autoconvincendo che in Buffy, nonostante sia banalmente idiota come telefilm, la Gellar sia più al suo posto, come idolo dei teen-agers.
Anyway, Buffy/Karen è una studentessa che, trasferitasi in Giappone con il boyfriend, studia e cerca lavoro. infermiera.
Le viene affidata un'anziana signora, più morta che viva. La casa della vecchia nasconde strane presenze, e ha un passato recente poco gradevole (massì, quella mezza dozzina di morti che fa sempre bene).
Se nella versione americana di Ringu, visto e stravisto da cani e porci, la sceneggiatura è solida e intellegibile, e dietro alle morti si cela un mistero comprensibile e affascinante, in The Grudge questo si perde. Il rancore del titolo si trasforma in rabbia, una rabbia a diffusione psicologica che sembra solo un veloce espediente per giustificare morti e spiriti malvagi.
L'idea di una struttura a flashback non è male, e alternare presente e passato disorienta lo spettatore e lo tiene sulle spine. se pero' nella scena finale il presente e il passato si fondono, e la Gellar si muove come un fantasma nel passato, ecco, si scade nel ridicolo.
L'idea della casa infestata (ecco che viene fuori il Raimi che conosciamo) potrebbe reggere. ma gli spiriti hanno il dono dell'ubiquità e si spostano da un angolo all'altro di Tokyo, seminando morte e paura; e l'angoscia di "entrare" coi personaggi nella casa viene meno.
aggiungiamo una somiglianza spaventevole, sia per aspetto che per movenze, tra la bambina di The Ring e lo spirito capellone di The Grudge; personaggi per niente approfonditi (il ragazzo di Buffy è un rincoglionito, la vecchia "vegetale" della casa non si sa che significato abbia); attori poco brillanti e un finale folle che, ma dai?, lascia spazio a un seguito (l'importante è che non si inventino qualcosa come "The Grudge 0: la genesi". potrei inorridire)
E poi e poi...e poi ci sono i soliti luoghi comuni dell'horror, sangue, mutilazioni, la penombra degli interni (che porc...accendete sta luce in casa! che c'avete, lampadine da 5 watt? certo che poi avete paura...). Che all'ennesimo film horror nippo-americano io non ci casco più, e anche quando il mostro più cattivo appare all'improvviso e pianta un rutto da invidia, rimango impietrito sulla sedia a respirare aria di persone impaurite che ruminano pop corn.
Dopo tutto questo sproloquio sarebbe giusto che mi noleggiassi o scaricassi l'originale del 2003, ma, sinceramente, il mio livello di masochismo nel sangue in questi giorni non è abbastanza alto.
Concludendo, il prezzo del biglietto è valso solo per una figura emblematica e affascinante: l'ispettore Nakagaua, o Nakagawa. insomma, uno stronzo nel vero senso del termine. un uomo che riesce a indagare peggio di Sarah Michelle Gellar, e fa una gran bella fine. grandi risa. merita un premio oscar come miglior attore non protagonista.
Nakagata.


amenità assortite
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