Ship without a Rudder's like a Ship without a Rudder's like a...
il Dio Dando
FIB + Jennifer Gentle & Franklin Delano
le dispense di informatica
The Island
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hanno sbagliato strada *loading* persone, o forse *loading* volte la stessa persona?
Darlin’ don’t you go and cut your hair?
Oggi mi sono tagliato i capelli. anzi, me li ha tagliati mia madre. non vado dal parrucchiere da...uhm...3 anni. e si vede.
ogni due mesi, poggio il culo sulla sedia del soggiorno, davanti allo specchio, e inizio a cristonare. oggi mi ha quasi tagliato l'orecchio. era squillato il telefono.
poi mi stufo, si mamma, basta così, e me ne vado.
il fatto è che odio il barbiere o parrucchiere o come si chiama. odio dover andare lì, aspettare seduto a leggere riviste tipo Chi, Gioia o l'Espresso. nessuno mai c'ha una cazzo di rivista di cinema o di musica. comunque stai lì, aspetti una mezz'oretta a guardare il tagliatore di capelli e la sua vittima ultracinquantenne parlare di immigrazione. che ormai la gente è stufa di parlare del tempo. e allora, ma si, questi albanesi che ci tolgono il lavoro, bla bla bla. brrrr. poi tocca a te. ed ecco il domandone:
"che taglio facciamo?"
che taglio facciamo. non so. il taglio, ok? li tagli e basta. magari stia anche zitto, per piacere. che stavo pensando in santa pace ad Athens e i REM che suonano nelle chiese sconsacrate.
"ma corti?"
no, me li allunghi se riesce. anzi, vorrei a sinistra tutte treccine, cresta in mezzo e dreadlocks a destra.
io di questi tipi qui ne ho conosciuti due in vita mia.
uno sta sotto casa mia. calabrese DOC. ci andava mio padre, e quindi i peli della mia tranquilla infanzia se li è presi tutti costui. Engico, mi chiamava, con la G. "che taglio facciamo, Engico?" cazzo è da 10 anni che vengo, ancora sta domanda? Il Taglio. questo mi fumava in faccia. io non so, credo sia l'unico barbiere d'Italia a fumare in faccia ai clienti. che poi uno che ti taglia i capelli ti sta vicino che gli senti l'alito. e questo, un taglio, 20 minuti, si faceva minimo due sigarette. sottofondo musicale Ramazzotti Eros. la sua cavia, zac zac. quello che aveva capito è che doveva tacere. niente albanesi con me, please. ogni tanto ci scappava la domanda "come va a scuola?", con conseguente risposta monosillabica "bene". ogni tanto anche il grazie.
l'altro, sta anche lui sotto casa mia. pero' di quelli ipergiovanili, che ti fanno anche il look che aveva Brad Pitt durante quel campo in profondità di quella scena di Ocean's Eleven. visibilmente gay, e anche da lontano. questo s'attaccava a parlare di Juve, come se per un maschio fosse elementare sapere a memoria la formazione completa dei quarti di finale champions league 89. io nell'89 giocavo coi lego. e di certo adesso non mi metto a studiare il passato della Giuve. e poi mi impiastricciava di gel unterrimo, ipertamarro e dall'acre odore di merda. brividi. anche lì, Ramazzotti Eros. dev'essere una fissa dei tagliatori di capelli.
Sta di fatto che qualche anno fa mi ruppi le beneamate di udire "cioè, tipo quando Birindelli ha crossato quella palla..." e assoldai la mutter come tagliatrice ufficiale di capelli.
oggi mi sono tagliato i capelli. c'eravamo io, mia madre e Bruce Sprinsteen a intonare The Ghost of Tom Joad.
già. ma perchè ho raccontato questa storia?
But I don’t care, I care, I really don’t care...


amenità assortite
anyone can play guitar
coffee and cigarettes
incenso alla vaniglia
kino
the soundtrack of my life