Ship without a Rudder's like a Ship without a Rudder's like a...
il Dio Dando
FIB + Jennifer Gentle & Franklin Delano
le dispense di informatica
The Island
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pavement85@hotmail.com
hanno sbagliato strada *loading* persone, o forse *loading* volte la stessa persona?
Ricordo una volta...(ovvero: il post più lungo della storia. di questo blog)
Fib-day 1: Beaving the frost, o frosting on the beater?
si inizia con i Deluxe. non mi ricordo neanche bene cosa suonassero. evidentemente musica del cazzo. ma poco importa, basta pensare che mancano pochi minuti al vero inizio del festival. i Posies sono tutto quello che non mi aspettavo dal festival. in definitiva la musica che vorrei suonare, ovvero un incrocio tra il power-pop americano con ritornelli a due voci che ti entrano subito in testa, schitarrate grunge e pezzi quasi hardcore-punk, con una sensibilità melodica che troppe band sognano. tale Jon Auer, chitarrista in carne ha ben assimilato le lezioni dei REM, mentre l'uomo malato Ken Stringfellow è l'anima cattiva del gruppo, showman violentatore di tastiere ed esibizionista in mutande a fine del concerto.
più esaltato che mai mi butto su una crepe alla nutella e affogo la mia voglia di suonare con un litro di birra. intanto iniziano i Pholyphonic Spree, e l'area verde del fib diventa un isola felice: un musical anni '70, un'orchestra di mille tuniche colorate sul palco, cori, flauti e strumenti non pervenuti. "you gotta be good, you gotta be strong, you gotta be two thousand places at once" e una scaletta-areoplanino che vola nel cielo stellato di Benicassim. come prima giornata, può bastare. ai soporiferi Tears preferisco una chiacchierata con lei, e torno giusto in tempo per l'ultima canzone degli ex-suede, dimenticata dopo un paio di minuti. il sonno si fa sentire, ce ne andiamo a nanna macinando chilometri a piedi, sotto le lontane note di born slippy.

(The Posies)
Fib-day 2: Friday I'm In Love
venerdi 5 si inizia alle 5.30 con gli Austin Lace, gradevolissimo pop made in belgio. si cambia palco e si passa all'aria condizionata degli Zephyrs, band rivelazione, almeno per me: slowcorosi e desertici quanto basta, più voci, sound pieno, chitarrosi e rumorosi nei finali. viva la Scozia, mi porterei a casa quel cantante tenero e sorridente da piazzare in soggiorno con la mia banjo-guitar.
i Kills sono spaccosissimi, lui un Lou Reed che si muove come un cretino, lei un sogno nascosto da una frangetta nera. qualche canzone nuova non troppo esaltante che scambierei volentieri con una vecchia cat claw. peccato. meno male che c'è fried my little brains. difficile non muovere almeno i piedi.
blitz da Joseph Arthur, folksinger schizofrenico: a una bellissima ballatona voce-chitarra seguono pezzi di pseudo-elettronica campionata che sinceramente non capisco. me ne vado e lo odio. snobbo i poco atletici Athlete, i Lemon Jelly e i Mando "porco" Diao, attendendo con un po' di luppolo gli anticipati Yo La Tengo. che più ci pensi e più ti dici: cazzo, gli Yo La Tengo, io sono una formica di fronte agli Yo La Tengo. partono in sordina, si sente poco e male, la cosa mi disturba. l'attacco "Julie Christie..." di Tom Courtenay mi rende più felice, e salterello cantando a squarciagola papapapà...Ira Kaplan è un ciccione buono, la batterista una bella signora di mezz'età che riesce a picchiare e cantare con gran stile, il chitarrista un evidente amico dei Sonic Youth. ci sono i momenti dolci alla Little Eyes e Season of the Shark, ma sembra durare tutto troppo poco: niente I Heard You Looking, niente papapapà di You Can Have It All. cazzo. quando pero' parte quella tastierina fuori tempo e la batteria epilettica, è la fine di tutto: i 9 minuti e 30 di Blue Line Swinger diventano un quarto d'ora, ed è cosa giusta e buona, per i fan ma anche no. il migliore momento della giornata, senza dubbio.
ho rimosso dal cervello i miei movimenti delle due estatiche ore successive, senonchè ricordo di trovarmi seduto sull'erba per la fine del concerto dei Cure. Robert Smith è molto più ciccione e brutto di Ira Kaplan, ma checchè se ne dica ha ancora voce e carisma in abbondanza. la non-presenza di tastiere rende felice un po' tutti. lullaby viene una merda, peccato; ma il bis Friday I'm in Love / Boys Don't Cry è notevole, tutti cantano e per un attimo mi si stringe il cuore.
cazzeggiamo sonnolenti lontani dai temibili basement jaxx, e ci sorbiamo ormai in fase REM due canzoni dei Doves, che ok, bravini, ma molto meglio riposarsi per il gran giorno.

(Yo La Tengo)
Fib-day 3: Just Like Heaven
sabato siamo già in giro dalle 16.30: foto io e mike con Devendra, poi Winter Camp vincitori di progetto demo di chissà quale paese, che fanno egregiamente cagare. Devendra risolleva il morale, chiacchiera divertito, fa i suoi pezzi che conosco ahimè poco, una canzone dei Vetiver e una gran cover di Laurin Hill che fa cantare un po' tutti. bravo e simpatico. dieci minuti dopo e sono già pronti i Kings of Convenience, da me graditi ma senza grande esaltazione. eppure la loro ora scarsa sul palco è perfetta: i due fanno i migliori pezzi dall'album vecchio, molto delicatamente. Erlend è allegro, simpatico e cazzone, l'altro un dolce ragazzone che vorrei avere come vicino di casa per andare ad ascoltare i dischi da lui la domenica pomeriggio. i due riscuotono un notevole successo, ne sono felici e stravolgono la scaletta, consultandosi pezzo dopo pezzo. Erlend euforico ci comunica che ama in modo estremo il pubblico di Benicassim perchè uno ha la maglietta rossa, l'altro gialla, l'altro ancora blu e così via. mmh, ok. entrano violino e basso acustico, e pian piano si giunge alla splendida Toxic Girl, per concludere con il singolone I'd Rather Dance with You, con sorriso collettivo davanti ai passettini del nerd.
si mangia con sottofondo Kaiser Chiefs, che piacciono less and less.
Xiu Xiu graditissima conferma, era stato uno dei migliori concerti primaverili a Torino. ottimo finale con I luv the valley oh, e poi schizzo a vedere la fine dei Raveonettes. vengo ammaliato dalla bionda cantante, mi esalto quando fanno Love in a Trashcan e mi godo gli ultimi pezzi molto Jesus & Mary Chain. fuggo in tempo per evitare di udire i Keane, mi perdo i tre punti esclamativi per recuperare forze e mi nascondo con due loschi figuri nell'area internettofila, svaccato sul letto sotto unz unz unz.
il momento è catartico, litro di birra, ricompro le sigarette rubate e mi fiondo sotto il palco centrale con gli altri. anticipo. per le teste di limone questo ed altro. Evan Dando, si, lui, Evan Dando, monta il palco aiutato dall'uomo più brutto della storia del rock, ma anche forse il più grande, J. anyway, senza che me ne renda conto i LEMONHEADS attaccano, e io sono sconvolto. le canto praticamente tutte, bofonchiando qualcosa anche quando non mi ricordo le parole. ne fanno venti, trenta, forse quaranta: Into Your Arms, Confetti, Rudderless, It's a Shame About Ray...tutte, cazzo, tutte. non c'è mrs Robinson, ma chissenefrega, vaffanculo alla signora Robinson, finchè c'è una Hospital a sostituirla. Evan è un figo, ci guarda e sorride mentre urliamo "Cazzo di ferro!!" il batterista sorride e fuma, l'altro, boh?, non me lo ricordo, ma poco importa, perché i Lemonheads sono Evan Dando, che torna da solo con la chitarra e fa altre dieci o venti canzoni, quante erano? Evan è l’uomo più contento della terra. Io lo sono forse più di lui. Viene portato via con la forza, dopo una strepitosa Alison’s Starting to Happen. Tante canzoni, un solo assolo, Evan Dando. Un solo assolo. Evidentemente si può fare grande musica con il solito giro di do, senza troppi fronzoli. Quello che viene dopo, in ogni caso, è tutto il contrario. I DINOSAUR JR. sono mostruosi. Grandiosi, epocali, sono l’aggettivo superlativo più grande che riusciate a trovare. J Mascis sarà brutto e invecchiato spropositatamente. ma dategli in mano una chitarra, e da ciccione svogliato quale è si trasforma in un assassino. O meglio, lui rimane composto e continua a cantare come se si fosse appena svegliato. Ma la chitarra, ecco, non so che dire. Non so neanche che chitarra fosse, non ne capisco molto. Ma vi giuro che se mi sono sentito una formica di fronte agli Yo La Tengo, i dinosauri mi sono sembrati degli alieni, punto e basta. Lou Barlow? Mettete da parte il cantautore pacato di Emoh. Lou è una bestia, ha ancora vent’anni, suona il basso come il fratello Ramone, e urla come uno stronzo, quello YOU di Just Like Heaven, la migliore cover di sempre. E come si fa a non voler bene anche a Murph, un pelato senza cognome e con le orecchie a sventola, che si fa asciugare la testolina lucida da un amichetto che giunge dal nulla sul palco. Murph, cazzo, nessuno lo conosce Murph, lui ha davanti il signor Mascis e Lou, ma lui si che la sa suonare la batteria, non come quel raccomandato dei miei coglioni del figlio di Ringo, che un cognome ce l’ha, ma forse gli manca il talento.
quando sarò un vecchiettino rincoglionito, racconterò ai miei nipotini di quando ero in prima fila, contro la transenna, schiacciato da un pogo bastardo, davanti a tre stronzi con 800 amplificatori “volume massimo” sul palco a urlare “Come on babe, come on set me free, I've paid for my crime”. Dopo di loro i Radio 4 possono anche andare a farsi fottere. Mi perdo nei banchetti dei cd senza capire niente, e compro anche qualcosa. Vado a dormire frastornato.

(Evan Dando)
Fib-day 4: 'cause maybeeee...
alle 5pm di nuovo lì. Non so come si faccia a stare in piedi, tutti quanti. Più ore di concerti che di dormite. Ma eravamo lì per questo, no? Les Fauves, progetto demo italiano, non male, ma due canzoni non bastano per farsi un’idea. I Diefenbach pare facciano post rock, a me sembrano la versione metal dei Radiohead, a volume esagerato. Maximo Park rottura di coglioni, anche peggio dei Kaiser Chiefs. Fortunatamente c’è il signor Chinarro, cantautore spagnolo iper-popolare, che vestito in maniera improponibile propone ballate che mi ricordano vagamente i Church. i Wedding Present non li conoscevo e continuo a non conoscerli, ma mi sono piaciuti molto, nonostante non mi ricordi che musica suonino. ci si sposta con lauto anticipo nella zona verde, consci di doverci sorbire gli Hot Hot Heat, che rientrano nel calderone "fuffa" insieme ai Kaiser e ai Maximo. dieci emmezza, Nick Cave. troppo stanco per godermi al 100% il concerto, troppe poche le canzoni che conosco. ma quest'uomo, è un grande. non lo puoi ignorare, il signor Cave, non puoi stargli davanti senza metterti a pensare a cosa ha fatto nella vita un uomo così. da dove viene, quanti lavori ha fatto, con quante donne è stato, quante persone ha ucciso, quante canzoni ha sputato sui palchi di tutto il mondo. ne conosco poche, ma mi bastano. basta una cazzonissima Deanna cantata da tutto il pubblico, una Mercy Seat cattivissima, e poi Tupelo, Tupeloooooooooooooooo...
dal risotto alla merda, ed ecco i fratelli Gallagher e il batterista raccomandato. tutti in piedi, noi seduti e sdraiati. chi cerca di dormire, chi cerca fumo. intanto gli Oasis suonano, e anche decisamente male. Liam solito simpaticone, perdipiù senza voce, i pezzi nuovi non sono come i classici vecchi, pur sempre canzoni con la C maiuscola, che però vengono una merda. ci si alza in piedi per Wonderwall, e uno non può che emozionarsi. quante volte ho ascoltato quella canzone? quanti la conoscono? tutti. dopo i Beatles, Wonderwall. sono fortunati, gli Oasis. hanno un pubblico infinito, la giornata con più affluenza, tutti a cantare e a prolungare i nitriti del Gallagher. fanculo a loro.
i Kasabian son forse meglio, li odo in lontananza. LCD Soundsystem è tunz tunz, e per questo non mi è troppo simpatico. pero', che dire, ci sa fare, e va a finire che mi prendo bene, e se avessi più forze starei lì tutta la notte a bere e ballare.
S'è parlato molto, qui nella blogsfera, di Benicassim e del nostrano Frequenze Disturbate. ho letto cose come "boicotta Benicassim", senza capirne il perchè. respirare l'aria di quattro giorni di concerti, quaranta ore sotto palchi diversi, artisti che fino a qualche mese prima sognavo di vedere, una trentina di ore in tenda a dormire, e una settimana di mare e cazzeggio, in mezzo a spagnoli, inglesi, tedeschi, francesi, norvegesi, rumeni, qualche italiano e chissà chi altro. credo che bastino queste parole per far crollare quel "boicotta Benicassim, Benicassim è mainstream, è associato all'heineken bla bla bla bla bla".
Concerti a parte, non si può vivere di soli concerti, sono un melomane del cazzo, lo so. concerti a parte, è stata anche e soprattutto l'estate del diluvio universale, degli uomini nudi sotto la pioggia, dei carrelli della spesa, della napolitana e cioccolata calda in pasticceria, dello zumo, di Besterberg, della sangria post-scottatura, dei bagni di mezzanotte in piscina mai fatti, dell'ombra delle palme, dei maledetti giornalisti snob con l'accredito (brutta storia, l'invidia), di Julie Christie, del "mi fa, e io gli faccio, e lui mi fa, e io..."
E poi l'estate di Palermo, anzi di Mongerbino, delle 4328906 ore in treno, di Pippen e Jordan, di Mike e Patton, del pani ca meusa, del "che palle il ferragosto in Sicilia" di "sbronza rum e arancia - come ovviare al ferragosto in Sicilia" del "Io sono Lou Barlow", delle arancinE, dei Decemberists in macchina, di "posso fare un piritino?", del mare con gli scogli, del mare con le pietre, delle pietre sulle pietre, del mare con la sabbia, della sabbia negli occhi, della Forst, dei melloni, di "bau!", della valle dei templi, delle fugghiute ch'i carrubbi inchiummusi, di "green green leaves, falling from the trees" e del fottuto Napoleone, dei cugini che parlano troppo, dei 150 in curva "porco *** Lucio!" delle "girls just wanna have fun", della pasta martorana con la peperonata, dell'aggaddo power, del Bibi e della Marica, dei Vietcong in Sudamerica e del "National Geographic? National Prison!", di Catania, Erice, Mozia, Taormina, dei "hiii haaa! parapappà, ye ye ye ye ye ye yeee!", di tutto quello che non ricordo ma che sarà stato fantastico, dei vecchi amici e dei nuovi amici, e di tutte le persone incontrate in terra sicula.
è stata una splendida estate.
[all pics by McGava]


amenità assortite
anyone can play guitar
coffee and cigarettes
incenso alla vaniglia
kino
the soundtrack of my life