Ship without a Rudder's like a Ship without a Rudder's like a...
il Dio Dando
FIB + Jennifer Gentle & Franklin Delano
le dispense di informatica
The Island
smeagol@fastwebnet.it
pavement85@hotmail.com
hanno sbagliato strada *loading* persone, o forse *loading* volte la stessa persona?
Dante Hicks
oggi sono andato al Continente. che in realtà da qualche anno si chiama Carrefour, ma io amo continuare a chiamarlo Continente. è lo stesso motivo per cui continuo a ragionare in lire anzichè in euro. infermità mentale.
comunque, mi reco con smisurata gioia al Continente, a fare la spesa con la mutter. perchè ogni tanto bisogna essere gentili con le mamme.
ta-da-da, reparto frutta e verdura, birra e vino, pane, carne e pesce, e poi in cassa. coda. dev'essere un lavoro di merda fare la cassiera. che poi, non so se c'avete mai pensato: non esiste più il cassiere. il cassiere uomo. chissà perchè. sono solo e sempre donne. a volte giovani disoccupate, a volte vecchie ritardate. Continente pieno, mille casse, troppa gente. mi fisso a guardare un vecchietto in coda dietro di me. vecchio vecchio, eh, siamo sugli ottanta. furbo, penso, nonostante la faccia da merluzzo rincoglionito: ha già messo tutta la roba dentro le sue borse, così non deve pagare quei due spiccioli in più per comprare un sacchetto firmato "Continente", anzi no "Carrefour". sbuffa, la cassiera è della categoria "vecchia ritardata" (e figuriamoci se non me la becco io) e la coda non va avanti. allora il vecchio si sposta, si mette in fila nella cassa a fianco. che buffo, penso, hai fatto mezza coda qui e ora ti sposti? lo perdo di vista, mi rigiro dopo qualche secondo, e lui s'è già spostato all'altra cassa ancora. ma allora non sei furbo manco per un cazzo. poi succede che torna verso la nostra cassa. ma si ferma a quella prima, cassa chiusa. è lì, in mezzo, nel fiume. a sinistra cassiere e gente in coda, a destra gente in coda e cassiere. e lui, con la sua faccia da merluzzo ex-furbo attraversa il fiume. lentamente, si guarda attorno, passa la cassa vuota, con la spesa in mano, e se ne esce "tranzuso tranzuso" dalle porte scorrevoli. in quel mare di gente, l'ho visto solo io. e il vecchio è salvo.
gente strana.
poi capita che stasera, per caso, mi riguardo per la terza o quarta volta "Clerks". tutto ha un senso, si vede che oggi era la giornata dei commessi. e anche lì, nel film, ce n'è di gente strana. ma non è la gente strana e ridicola che rende bello questo film indipendente e sfigatissimo. non è la colonna sonora tra Alice in Chains e Soul Asylum, e non sono neanche tutti i dialoghi ironici e divertenti sui pompini e Guerre Stellari. è la fine che vale la pellicola, la fine di questo film in b/n e anche, lo ammetto, piuttosto lento. è quel dialogo dopo l'azzuffata nel supermercato, quando l'uomo più coglione del film vomita le frasi più sagge del film.
e tu te ne stai lì seduto a guardare e pensi: ma guarda st'idiota quanto cazzo c'ha ragione.
torni a casa, con la maglietta sporca di vomito di quelle frasi. e ci pensi, sul fatto che abbia ragione. ma tanto poi sai benissimo che la laverai, la maglietta.
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Mi capita di starmene quattro ore in una stanza, seduto di fianco ad un regista teatrale coi controcoglioni. e per quattro ore vedere persone che entrano, si siedono di fronte a noi, parlano ed escono.
Leggono e rileggono righe di Renè Daniel Dubois, autore teatrale canadese, cercando di capirci qualcosa. capiscono, s'illuminano e rileggono. e poi parlano. ma non parlano del tempo che c'è fuori, nè delle scarpe della nike a 90 euro in saldo. parlano dei genitori e dei nonni, di ciò che piace a loro, di cinema e teatro, di amore e emozioni, di cosa pensano che sia questo e quello, e anche di tutto ciò che manderebbero affanculo. Stento a credere che nessuno di loro abbia ancora vent'anni. Ed è affascinante vederli, uno dopo l'altro, che pensano, commentano, ragionano, cambiano espressioni e sguardi, s'imbarazzano e sorridono. tutti a modo loro, tutti impegnati nello stesso lavoro.
No, non è un cazzo di convegno di comunione e liberazione, siate maledetti fascisti bigotti di merda.
E non è neanche il teatro come lo si può immaginare: "tu fai il cattivo, io il buono; questo è il testo, studia a memoria, pronti via".
E' solo un regista coi controcoglioni - e sono strafelice di poter lavorare al suo fianco - e un mare di giovani - di quei giovani che vorresti abbracciare uno ad uno - che forse ha più voglia di vivere di me, di raccontare e raccontarsi e di non nascondersi dietro a un personaggio.
sarà un bellissimo spettacolo.
Ricordo una volta...(ovvero: il post più lungo della storia. di questo blog)
Fib-day 1: Beaving the frost, o frosting on the beater?
si inizia con i Deluxe. non mi ricordo neanche bene cosa suonassero. evidentemente musica del cazzo. ma poco importa, basta pensare che mancano pochi minuti al vero inizio del festival. i Posies sono tutto quello che non mi aspettavo dal festival. in definitiva la musica che vorrei suonare, ovvero un incrocio tra il power-pop americano con ritornelli a due voci che ti entrano subito in testa, schitarrate grunge e pezzi quasi hardcore-punk, con una sensibilità melodica che troppe band sognano. tale Jon Auer, chitarrista in carne ha ben assimilato le lezioni dei REM, mentre l'uomo malato Ken Stringfellow è l'anima cattiva del gruppo, showman violentatore di tastiere ed esibizionista in mutande a fine del concerto.
più esaltato che mai mi butto su una crepe alla nutella e affogo la mia voglia di suonare con un litro di birra. intanto iniziano i Pholyphonic Spree, e l'area verde del fib diventa un isola felice: un musical anni '70, un'orchestra di mille tuniche colorate sul palco, cori, flauti e strumenti non pervenuti. "you gotta be good, you gotta be strong, you gotta be two thousand places at once" e una scaletta-areoplanino che vola nel cielo stellato di Benicassim. come prima giornata, può bastare. ai soporiferi Tears preferisco una chiacchierata con lei, e torno giusto in tempo per l'ultima canzone degli ex-suede, dimenticata dopo un paio di minuti. il sonno si fa sentire, ce ne andiamo a nanna macinando chilometri a piedi, sotto le lontane note di born slippy.

(The Posies)
Fib-day 2: Friday I'm In Love
venerdi 5 si inizia alle 5.30 con gli Austin Lace, gradevolissimo pop made in belgio. si cambia palco e si passa all'aria condizionata degli Zephyrs, band rivelazione, almeno per me: slowcorosi e desertici quanto basta, più voci, sound pieno, chitarrosi e rumorosi nei finali. viva la Scozia, mi porterei a casa quel cantante tenero e sorridente da piazzare in soggiorno con la mia banjo-guitar.
i Kills sono spaccosissimi, lui un Lou Reed che si muove come un cretino, lei un sogno nascosto da una frangetta nera. qualche canzone nuova non troppo esaltante che scambierei volentieri con una vecchia cat claw. peccato. meno male che c'è fried my little brains. difficile non muovere almeno i piedi.
blitz da Joseph Arthur, folksinger schizofrenico: a una bellissima ballatona voce-chitarra seguono pezzi di pseudo-elettronica campionata che sinceramente non capisco. me ne vado e lo odio. snobbo i poco atletici Athlete, i Lemon Jelly e i Mando "porco" Diao, attendendo con un po' di luppolo gli anticipati Yo La Tengo. che più ci pensi e più ti dici: cazzo, gli Yo La Tengo, io sono una formica di fronte agli Yo La Tengo. partono in sordina, si sente poco e male, la cosa mi disturba. l'attacco "Julie Christie..." di Tom Courtenay mi rende più felice, e salterello cantando a squarciagola papapapà...Ira Kaplan è un ciccione buono, la batterista una bella signora di mezz'età che riesce a picchiare e cantare con gran stile, il chitarrista un evidente amico dei Sonic Youth. ci sono i momenti dolci alla Little Eyes e Season of the Shark, ma sembra durare tutto troppo poco: niente I Heard You Looking, niente papapapà di You Can Have It All. cazzo. quando pero' parte quella tastierina fuori tempo e la batteria epilettica, è la fine di tutto: i 9 minuti e 30 di Blue Line Swinger diventano un quarto d'ora, ed è cosa giusta e buona, per i fan ma anche no. il migliore momento della giornata, senza dubbio.
ho rimosso dal cervello i miei movimenti delle due estatiche ore successive, senonchè ricordo di trovarmi seduto sull'erba per la fine del concerto dei Cure. Robert Smith è molto più ciccione e brutto di Ira Kaplan, ma checchè se ne dica ha ancora voce e carisma in abbondanza. la non-presenza di tastiere rende felice un po' tutti. lullaby viene una merda, peccato; ma il bis Friday I'm in Love / Boys Don't Cry è notevole, tutti cantano e per un attimo mi si stringe il cuore.
cazzeggiamo sonnolenti lontani dai temibili basement jaxx, e ci sorbiamo ormai in fase REM due canzoni dei Doves, che ok, bravini, ma molto meglio riposarsi per il gran giorno.

(Yo La Tengo)
Fib-day 3: Just Like Heaven
sabato siamo già in giro dalle 16.30: foto io e mike con Devendra, poi Winter Camp vincitori di progetto demo di chissà quale paese, che fanno egregiamente cagare. Devendra risolleva il morale, chiacchiera divertito, fa i suoi pezzi che conosco ahimè poco, una canzone dei Vetiver e una gran cover di Laurin Hill che fa cantare un po' tutti. bravo e simpatico. dieci minuti dopo e sono già pronti i Kings of Convenience, da me graditi ma senza grande esaltazione. eppure la loro ora scarsa sul palco è perfetta: i due fanno i migliori pezzi dall'album vecchio, molto delicatamente. Erlend è allegro, simpatico e cazzone, l'altro un dolce ragazzone che vorrei avere come vicino di casa per andare ad ascoltare i dischi da lui la domenica pomeriggio. i due riscuotono un notevole successo, ne sono felici e stravolgono la scaletta, consultandosi pezzo dopo pezzo. Erlend euforico ci comunica che ama in modo estremo il pubblico di Benicassim perchè uno ha la maglietta rossa, l'altro gialla, l'altro ancora blu e così via. mmh, ok. entrano violino e basso acustico, e pian piano si giunge alla splendida Toxic Girl, per concludere con il singolone I'd Rather Dance with You, con sorriso collettivo davanti ai passettini del nerd.
si mangia con sottofondo Kaiser Chiefs, che piacciono less and less.
Xiu Xiu graditissima conferma, era stato uno dei migliori concerti primaverili a Torino. ottimo finale con I luv the valley oh, e poi schizzo a vedere la fine dei Raveonettes. vengo ammaliato dalla bionda cantante, mi esalto quando fanno Love in a Trashcan e mi godo gli ultimi pezzi molto Jesus & Mary Chain. fuggo in tempo per evitare di udire i Keane, mi perdo i tre punti esclamativi per recuperare forze e mi nascondo con due loschi figuri nell'area internettofila, svaccato sul letto sotto unz unz unz.
il momento è catartico, litro di birra, ricompro le sigarette rubate e mi fiondo sotto il palco centrale con gli altri. anticipo. per le teste di limone questo ed altro. Evan Dando, si, lui, Evan Dando, monta il palco aiutato dall'uomo più brutto della storia del rock, ma anche forse il più grande, J. anyway, senza che me ne renda conto i LEMONHEADS attaccano, e io sono sconvolto. le canto praticamente tutte, bofonchiando qualcosa anche quando non mi ricordo le parole. ne fanno venti, trenta, forse quaranta: Into Your Arms, Confetti, Rudderless, It's a Shame About Ray...tutte, cazzo, tutte. non c'è mrs Robinson, ma chissenefrega, vaffanculo alla signora Robinson, finchè c'è una Hospital a sostituirla. Evan è un figo, ci guarda e sorride mentre urliamo "Cazzo di ferro!!" il batterista sorride e fuma, l'altro, boh?, non me lo ricordo, ma poco importa, perché i Lemonheads sono Evan Dando, che torna da solo con la chitarra e fa altre dieci o venti canzoni, quante erano? Evan è l’uomo più contento della terra. Io lo sono forse più di lui. Viene portato via con la forza, dopo una strepitosa Alison’s Starting to Happen. Tante canzoni, un solo assolo, Evan Dando. Un solo assolo. Evidentemente si può fare grande musica con il solito giro di do, senza troppi fronzoli. Quello che viene dopo, in ogni caso, è tutto il contrario. I DINOSAUR JR. sono mostruosi. Grandiosi, epocali, sono l’aggettivo superlativo più grande che riusciate a trovare. J Mascis sarà brutto e invecchiato spropositatamente. ma dategli in mano una chitarra, e da ciccione svogliato quale è si trasforma in un assassino. O meglio, lui rimane composto e continua a cantare come se si fosse appena svegliato. Ma la chitarra, ecco, non so che dire. Non so neanche che chitarra fosse, non ne capisco molto. Ma vi giuro che se mi sono sentito una formica di fronte agli Yo La Tengo, i dinosauri mi sono sembrati degli alieni, punto e basta. Lou Barlow? Mettete da parte il cantautore pacato di Emoh. Lou è una bestia, ha ancora vent’anni, suona il basso come il fratello Ramone, e urla come uno stronzo, quello YOU di Just Like Heaven, la migliore cover di sempre. E come si fa a non voler bene anche a Murph, un pelato senza cognome e con le orecchie a sventola, che si fa asciugare la testolina lucida da un amichetto che giunge dal nulla sul palco. Murph, cazzo, nessuno lo conosce Murph, lui ha davanti il signor Mascis e Lou, ma lui si che la sa suonare la batteria, non come quel raccomandato dei miei coglioni del figlio di Ringo, che un cognome ce l’ha, ma forse gli manca il talento.
quando sarò un vecchiettino rincoglionito, racconterò ai miei nipotini di quando ero in prima fila, contro la transenna, schiacciato da un pogo bastardo, davanti a tre stronzi con 800 amplificatori “volume massimo” sul palco a urlare “Come on babe, come on set me free, I've paid for my crime”. Dopo di loro i Radio 4 possono anche andare a farsi fottere. Mi perdo nei banchetti dei cd senza capire niente, e compro anche qualcosa. Vado a dormire frastornato.

(Evan Dando)
Fib-day 4: 'cause maybeeee...
alle 5pm di nuovo lì. Non so come si faccia a stare in piedi, tutti quanti. Più ore di concerti che di dormite. Ma eravamo lì per questo, no? Les Fauves, progetto demo italiano, non male, ma due canzoni non bastano per farsi un’idea. I Diefenbach pare facciano post rock, a me sembrano la versione metal dei Radiohead, a volume esagerato. Maximo Park rottura di coglioni, anche peggio dei Kaiser Chiefs. Fortunatamente c’è il signor Chinarro, cantautore spagnolo iper-popolare, che vestito in maniera improponibile propone ballate che mi ricordano vagamente i Church. i Wedding Present non li conoscevo e continuo a non conoscerli, ma mi sono piaciuti molto, nonostante non mi ricordi che musica suonino. ci si sposta con lauto anticipo nella zona verde, consci di doverci sorbire gli Hot Hot Heat, che rientrano nel calderone "fuffa" insieme ai Kaiser e ai Maximo. dieci emmezza, Nick Cave. troppo stanco per godermi al 100% il concerto, troppe poche le canzoni che conosco. ma quest'uomo, è un grande. non lo puoi ignorare, il signor Cave, non puoi stargli davanti senza metterti a pensare a cosa ha fatto nella vita un uomo così. da dove viene, quanti lavori ha fatto, con quante donne è stato, quante persone ha ucciso, quante canzoni ha sputato sui palchi di tutto il mondo. ne conosco poche, ma mi bastano. basta una cazzonissima Deanna cantata da tutto il pubblico, una Mercy Seat cattivissima, e poi Tupelo, Tupeloooooooooooooooo...
dal risotto alla merda, ed ecco i fratelli Gallagher e il batterista raccomandato. tutti in piedi, noi seduti e sdraiati. chi cerca di dormire, chi cerca fumo. intanto gli Oasis suonano, e anche decisamente male. Liam solito simpaticone, perdipiù senza voce, i pezzi nuovi non sono come i classici vecchi, pur sempre canzoni con la C maiuscola, che però vengono una merda. ci si alza in piedi per Wonderwall, e uno non può che emozionarsi. quante volte ho ascoltato quella canzone? quanti la conoscono? tutti. dopo i Beatles, Wonderwall. sono fortunati, gli Oasis. hanno un pubblico infinito, la giornata con più affluenza, tutti a cantare e a prolungare i nitriti del Gallagher. fanculo a loro.
i Kasabian son forse meglio, li odo in lontananza. LCD Soundsystem è tunz tunz, e per questo non mi è troppo simpatico. pero', che dire, ci sa fare, e va a finire che mi prendo bene, e se avessi più forze starei lì tutta la notte a bere e ballare.
S'è parlato molto, qui nella blogsfera, di Benicassim e del nostrano Frequenze Disturbate. ho letto cose come "boicotta Benicassim", senza capirne il perchè. respirare l'aria di quattro giorni di concerti, quaranta ore sotto palchi diversi, artisti che fino a qualche mese prima sognavo di vedere, una trentina di ore in tenda a dormire, e una settimana di mare e cazzeggio, in mezzo a spagnoli, inglesi, tedeschi, francesi, norvegesi, rumeni, qualche italiano e chissà chi altro. credo che bastino queste parole per far crollare quel "boicotta Benicassim, Benicassim è mainstream, è associato all'heineken bla bla bla bla bla".
Concerti a parte, non si può vivere di soli concerti, sono un melomane del cazzo, lo so. concerti a parte, è stata anche e soprattutto l'estate del diluvio universale, degli uomini nudi sotto la pioggia, dei carrelli della spesa, della napolitana e cioccolata calda in pasticceria, dello zumo, di Besterberg, della sangria post-scottatura, dei bagni di mezzanotte in piscina mai fatti, dell'ombra delle palme, dei maledetti giornalisti snob con l'accredito (brutta storia, l'invidia), di Julie Christie, del "mi fa, e io gli faccio, e lui mi fa, e io..."
E poi l'estate di Palermo, anzi di Mongerbino, delle 4328906 ore in treno, di Pippen e Jordan, di Mike e Patton, del pani ca meusa, del "che palle il ferragosto in Sicilia" di "sbronza rum e arancia - come ovviare al ferragosto in Sicilia" del "Io sono Lou Barlow", delle arancinE, dei Decemberists in macchina, di "posso fare un piritino?", del mare con gli scogli, del mare con le pietre, delle pietre sulle pietre, del mare con la sabbia, della sabbia negli occhi, della Forst, dei melloni, di "bau!", della valle dei templi, delle fugghiute ch'i carrubbi inchiummusi, di "green green leaves, falling from the trees" e del fottuto Napoleone, dei cugini che parlano troppo, dei 150 in curva "porco *** Lucio!" delle "girls just wanna have fun", della pasta martorana con la peperonata, dell'aggaddo power, del Bibi e della Marica, dei Vietcong in Sudamerica e del "National Geographic? National Prison!", di Catania, Erice, Mozia, Taormina, dei "hiii haaa! parapappà, ye ye ye ye ye ye yeee!", di tutto quello che non ricordo ma che sarà stato fantastico, dei vecchi amici e dei nuovi amici, e di tutte le persone incontrate in terra sicula.
è stata una splendida estate.
[all pics by McGava]
Happy if it rains
la follia nella mia testa.
non voglio neanche sapere quanti gradi ci sono qui dentro casa. ho serie ragioni per sostenere che la mia temperatura interna è inferiore a quella esterna. mi sono appena fatto la doccia, bollente perchè secondo le mie teorie il caldo si combatte col caldo. scopro ora di avere torto.
invidio tutti quei pezzi di merda che si possono permettere un condizionatore.
ho il collo che fa crak a sinistra e crik a destra per colpa del ventilatore.
la macchina è inguidabile: tocchi il volante, ustione di secondo grado.
la cassetta dei supergrass che stava dentro l'autoradio s'è squagliata.
il videoregistratore, come ogni estate, va in vacanza.
il fido lettore dvd, nonchè lettore cd nonchè lettore mp3 nonchè lettore jpeg nonchè porta-incenso ha deciso di prendere il part-time, mezza giornata: dalle 8 alle 12 a.m. dopo pranzo non risponde neanche al telefono.
poster, foto e cartoline crollano dai muri. avevo iniziato con lo scotch, non regge. poi ho comprato quella merda bianca collosa che sembra pongo da farci le palline per appiccicarci le cose. niente. fanculo, domani chiodi e martello.
zanzare suicide continuano a perseguitarmi, lanciandosi come kamikaze sulle mie magliette pulite, ora non più pulite.
i libri sono sudati, la chitarra si scorda ogni giro di do, il cane del vicino piange tutto il giorno e ogni sera, dall'altra parte della strada, spunta un maledetto pappagallo, il "pennuto di merda", come lo chiama mio padre, che bofonchia cazzate fin verso le dieci.
i vecchi, d'altro canto, sono insostenibili: una donna, per di più insegnante, in menopausa, con l'otite e poco o niente da fare se non lamentarsi del disordine e del mio stile di vita anarchico-insurrezionalista. un uomo, stanco lavoratore, sull'orlo di una crisi di nervi, che minaccia di morte il pennuto di merda urlando dal balcone e organizza una nottata alla taxi driver per punire coloro che gli hanno rubato la ruota della bici.
ora capite perchè "happy when it rains". perchè qui, in casa happy, non ce ne sbatte un emerito che stasera la luna è più bassa e grassa del solito, cosa che non accadeva da 18 anni. a noi basta che piova un paio d'ore, un temporale, vento, aria fresca. sarebbe una bella cosa, per tutti.
the great post of indifference
sono abitudinario.
per andare a scuola prendo sempre lo stesso tram. potrei cambiare, e metterci anche meno tempo, ma non lo faccio. mi siedo sempre sullo stesso sedile, quello prima della zona centrale; posso allungare le gambe e scivolare giù, davanti c'è il vuoto. quel sedile è mio. quando è occupato, la giornata inizia male.
sotto la doccia canto sempre le stesse canzoni. su tutte vince "Here" dei Pavement.
riguardo gli stessi film. stasera Manhattan per la terza volta. Il Grande Lebowski, che ridere. Animal House, quante volte? Lost in Translation, almeno quattro, due delle quali in lingua originale.
inizio a prendere gli stessi voti. nonostante il 26 mi faccia un po' cacare.
è noiosa come cosa. una vita che si ripete, giornate copia-incolla. pranzo e cena non all'ora in cui hai fame, ma all'ora in cui si è deciso che si deve mangiare. sbronze notturne e caffè mattutini, e non sbronze mattutine e caffè notturni. anche la trasgressione ha determinati orari.
mi prendo una pausa. quando non c'è nessuno in casa, vige l'anarchia. mi sveglio quando non sono più stanco. rispondo al telefono e al citofono solo se ne ho voglia e motivo per farlo. faccio pranzo alle 4, mangio prima il dolce e poi la pasta. prima il piacere, poi forse il dovere. oppure non mangio proprio. esco sul balcone in pigiama, con la chitarra in spalla, come un coglione, di fronte a sei piani di persone, e imito J. Mascis. perchè mi va di farlo. faccio la cacca con la porta del cesso aperta, leggendo "viver sani e belli".
anche questo post parrebbe essere anarchico. non ha un filo conduttore. forse perchè nella mia testolina ci sono troppe cose a cui pensare. c'è tutto, dentro la zucca. tutto, ma privo di definizione. c'è un sacco di rock'n'roll, ma non c'è una definizione di rock'n'roll. ci sono accordi senza nome, paure senza perchè. c'è il dubbio di quello che succede dopo.
forget tomorrow. davanti c'è il vuoto. lo stesso vuoto del sedile del 13. perchè questo vuoto dovrei riempirlo già adesso con strani pensieri?
i don't mind at all...
periodo strano questo.
finalmente mi ritrovo a studiare per un'esame che veramente mi piace e che aspettavo da tempo. passerei volentieri l'intera giornata svaccato sul letto ad assimilare la struttura delle canzoni dei Beatles, e invece succede che non ho tempo, che la mattina ci sono tutte queste piccole noie tipo: dormire, andare alle poste, comprare l'acqua and so on.
faccio pranzo, pisolino davanti al commisario Rex, e via, in un'altra dimensione: il teatro.
la mia carriera d'attore è finita. liquidato, fatto fuori. dall'oggi al domani sono diventato assistente alla regia, o qualcosa di simile. mi aggiro senza meta su un pavimento a piastrelle, osservando buffi umani che camminano avanti indietro, si saltano addosso e si distruggono le spalle lanciandosi contro delle lastre trasparenti. riprese della Rai come condimento. ora, io non so come questa inetichettabile forma di teatro possa trasformarsi in Romeo e Giulietta, ma giuro sui God Machine che, anche se la mia utilità non mi è ancora chiara, tutto questo è molto piacevole.
ed è bello, al termine di questa giornata tipo, andare a sedersi al teatro Juvarra a gustarsi, dopo grandi pressioni sicule, i torinesi Larsen e gli (o i?) Xiu Xiu.
e alzarsi un paio d'ore dopo, a bocca spalancata, senza avere un cazzo da dire.

grazie a me stesso per la foto.
what's wrong with you, people?
Io lo so che sono gemelli ascendente coniglio. sono una testa di cazzo che per riappacificare due uomini nervosi è capace di farsi prendere a cascate in testa. senza reagire, scappare. cascate vere, quelle che sanno di moto, benzina e limite massimo superato. sono sempre la stessa testa di cazzo che quando c'è da fare un discorso serio, di quelli compromettenti, si fingerebbe in coma, in letargo primaverile, a casa con la febbre a 45. l'omino del cervello rompe i coglioni. uno può sputare sul marciapiede quanto vuole, ma l'omino del cervello non se ne va. è lì, come un Bogart in Provaci ancora Sam, che ti dice: "è il momento, hai la situazione in pugno. il coltello dalla parte del manico. alza il culo e fallo!". io ci penso. al coltello. ne avevo uno, di quelli svizzeri con mille cazzate dentro. che ti ci pulisci anche le orecchie. ma me l'hanno fottuto all'areoporto, quella gentaglia in divisa; in nome del terrorismo. fanculo, omino del cervello. io non ce l'ho il coltello. io sono gemelli ascendente coniglio.
finirò l'università, se la finirò, senza aver rivolto una domanda a un qualsiasi prof del regno del cazzeggio, il DAMS. per paura. e poi il telefono. il mio nemico n°1. la gente lo piglia, se lo ficca teneramente tra orecchio e spalla, e con le mani si scaccola o fa disegnini minchioni su un foglietto di carta. per me la telefonata è un evento. da temere. che fai il numero e poi metti giù. e se l'ho fatto sbagliato? tac tac tac tac lo rifai. concentratissimo. sudi freddo. e se la voce che risponde non è familiare, lì son cazzi eh. la gente si incontra per strada, si guarda e non si parla. la gente s'incontra al telefono, non sa chi sia dall'altra parte dell'apparecchio ma sfoggia un pronto sorridente, falso.
non parliamo poi di quando una volta alla settimana mi chiamavano i Marxisti Leninisti. la mattina, presto. bastardi che ti bloccano davanti all'univesità, quando tu stai dormendo con i Red House Painters nelle orecchie. ti rubano il numero di cellulare, usando trucchi psicologici che ancora non mi spiego, e poi ti chiamano, e ti invitano alla riunione no global di sabato pomeriggio, bella bella, interessante interessante. che tu vaglielo a spiegare che non hai nulla contro di loro, che hai sempre votato rifondazione e che quest'america ti fa proprio cagare. pero' il sabato pomeriggio ho altri cazzi per la testa, dormo, suono, gioco, penso, studio, vivo. e vaglielo a dire, al telefono, a queste facce mai viste, queste voci mai sentite, che tu il sabato pomeriggio preferisci ascoltarti i Ramones in panciolle a casa. son cazzi, sono.
seghe mentali, vero. lo so che voi "numerosissimi" lettori parteggiate per l'omino del cervello. bastardi.
ho perso il filo logico.
merda.
vabè. prima o poi, quando i conigli manderanno affanculo i leoni, i JoinTime diventeranno i Green Woodpecker. e faranno post rock strumentale, folk-tronica minimale, noise, indie rock degno dei Modest Mouse, pop cristallino che farà una pippa ai Belle & Sebastian. ma lui, il singer, avrà sempre la voce melodica. come Pomini dei DiscoDrive. con un po' più di voce.
i Green Woodpecker. il picchio verde. che JoinTime è proprio un nome di merda, vero?
spaccheremo. e se non ci credete, vi lascio un assaggio. il canto soave del Green Woodpecker.
I Don't Belong Here...
sabato, folle sabato. credevo fosse sabato sera, invece era venerdì. le giornate universitarie si assomigliano tutte. solo la domenica resta quella giornata del cazzo, da abolire.
sto sabato-venerdì sera happy when it rains si reca in uno dei locali più "in" di torino. "The Frog". la rana. anzichè no, "il The Frog", con doppio articolo che fa più tamarro. happy when it rains è pronto già da una settimana a questo evento. sa che la sua presenza è obbligatoria, e si mette l'anima in pace. sogna da due giorni Sean Paul che lo assale constringendolo a fare la danza del ventre davanti a mille mila di fighetti ingellati. happy when it rains, per niente rassicurato da questo fatto, si copre il ventre con quattro magliette dai colori bizzarri e prega il "motore immobile" che c'è lassù da qualche parte affinchè nessuno dei fighetti ingellati abbia l'istinto animale di cartellarlo senza motivo.
massì, che noioso...conosci gente, ti diverti; balli. conosci gente, ti diverti, balli, conosci gente, ti diverti, balli, conosc...
1) conosci gente.
l'unico approccio della serata è stato con il buttafuori: "ehi, non puoi uscire con la bottiglia fuori".
eccheccazzo - tutto attaccato che fa viuleeenza - dico io. ho pagato ben 5 euri per questa birra munita di limone inficcato dentro, cosa vuol dire che non me la posso bere fuori? ah, intuisco. potrei spaccartela in testa, se solo avessi voglia di farlo. filosoficamente, in atto sono un coglione con una birra in mano, in potenza un feroce assassino notturno. ma allora non hai fiducia in me, testa d'anguilla.
rientro, glu glu glu, esco e fumo. are you happy now?
2) ti diverti.
un sacco, cazzo, un sacco. beh certo, ci sono i tipi neri yo-yo! con cappellino storto e occhiali da sole che un sorriso te lo strappano. tutto il resto è noia. il deejay - che amarezza - vuole fare l'uomo di spessore facendo girare avanti e indietro il disco con le dita. peccato che la puntina sia distante dieci centimetri dal disco. ma tanto, la gente non se ne accorge. il clima è molto amichevole: i ragazzi sono così simpatici che se li guardo per più di due secondi mi fissano in modo strano. lo leggo negli occhi, ormai, il loro "cazzo vuoi, ah?". le ragazze, bellissime. bionde, brune, rosse, ci sono tutte. si muovono, sorridono, stanno bene. forse non sanno che le piogge acide minacciano il nostro mondo, gli Ikara colt si sono sciolti, Tiziano Ferro ha in programma un nuovo album, e i Franklin Delano stanno finendo il loro concerto in qualche centro sociale di Torino, senza di me. ci penso due secondi, le guardo, e mi deprimo.
3) balli.
ok, happy. ce la puoi fare. hai una birra media e tre "glappe cinesi alle lose" in circolo, un'altra birra in mano. quanto basta per sbattertene di ciò che accade attorno.
"sei un pezzo di legno, ma che ti frega? perchè non puoi ballare al ritmo di jennifer lopez, in quei 10 cm2 di spazio a disposizione, perchè no? in fondo la puzza di sudore non è così acre, e sei stai in punta di piedi la faccia non è ad altezza gomito"
"dai, omino, non scassare. un altro po' qui seduto, sto quasi bene. non ho neanche ancora le piaghe da decupito sul culo..."
Darlin’ don’t you go and cut your hair?
Oggi mi sono tagliato i capelli. anzi, me li ha tagliati mia madre. non vado dal parrucchiere da...uhm...3 anni. e si vede.
ogni due mesi, poggio il culo sulla sedia del soggiorno, davanti allo specchio, e inizio a cristonare. oggi mi ha quasi tagliato l'orecchio. era squillato il telefono.
poi mi stufo, si mamma, basta così, e me ne vado.
il fatto è che odio il barbiere o parrucchiere o come si chiama. odio dover andare lì, aspettare seduto a leggere riviste tipo Chi, Gioia o l'Espresso. nessuno mai c'ha una cazzo di rivista di cinema o di musica. comunque stai lì, aspetti una mezz'oretta a guardare il tagliatore di capelli e la sua vittima ultracinquantenne parlare di immigrazione. che ormai la gente è stufa di parlare del tempo. e allora, ma si, questi albanesi che ci tolgono il lavoro, bla bla bla. brrrr. poi tocca a te. ed ecco il domandone:
"che taglio facciamo?"
che taglio facciamo. non so. il taglio, ok? li tagli e basta. magari stia anche zitto, per piacere. che stavo pensando in santa pace ad Athens e i REM che suonano nelle chiese sconsacrate.
"ma corti?"
no, me li allunghi se riesce. anzi, vorrei a sinistra tutte treccine, cresta in mezzo e dreadlocks a destra.
io di questi tipi qui ne ho conosciuti due in vita mia.
uno sta sotto casa mia. calabrese DOC. ci andava mio padre, e quindi i peli della mia tranquilla infanzia se li è presi tutti costui. Engico, mi chiamava, con la G. "che taglio facciamo, Engico?" cazzo è da 10 anni che vengo, ancora sta domanda? Il Taglio. questo mi fumava in faccia. io non so, credo sia l'unico barbiere d'Italia a fumare in faccia ai clienti. che poi uno che ti taglia i capelli ti sta vicino che gli senti l'alito. e questo, un taglio, 20 minuti, si faceva minimo due sigarette. sottofondo musicale Ramazzotti Eros. la sua cavia, zac zac. quello che aveva capito è che doveva tacere. niente albanesi con me, please. ogni tanto ci scappava la domanda "come va a scuola?", con conseguente risposta monosillabica "bene". ogni tanto anche il grazie.
l'altro, sta anche lui sotto casa mia. pero' di quelli ipergiovanili, che ti fanno anche il look che aveva Brad Pitt durante quel campo in profondità di quella scena di Ocean's Eleven. visibilmente gay, e anche da lontano. questo s'attaccava a parlare di Juve, come se per un maschio fosse elementare sapere a memoria la formazione completa dei quarti di finale champions league 89. io nell'89 giocavo coi lego. e di certo adesso non mi metto a studiare il passato della Giuve. e poi mi impiastricciava di gel unterrimo, ipertamarro e dall'acre odore di merda. brividi. anche lì, Ramazzotti Eros. dev'essere una fissa dei tagliatori di capelli.
Sta di fatto che qualche anno fa mi ruppi le beneamate di udire "cioè, tipo quando Birindelli ha crossato quella palla..." e assoldai la mutter come tagliatrice ufficiale di capelli.
oggi mi sono tagliato i capelli. c'eravamo io, mia madre e Bruce Sprinsteen a intonare The Ghost of Tom Joad.
già. ma perchè ho raccontato questa storia?
But I don’t care, I care, I really don’t care...
il programma di ieri sera era quello di guardare About a Boy, che anche se Hugh Grant non mi dice niente, Nick Hornby mi sta simpatico, e la soundtrack del ragazzo mal disegnato è caruccia. ma visto che odio la pubblicità e le interruzioni, lo registro e me lo guardo in seconda serata. sì sì, un programmino coi fiocchi.
ottimo. alle 23.30 mi infilo il pigiama, acchiappo la mia fida San Bernardo frizzante al punto giusto e quella cinquantina di pacchetti di fazzoletti per un raffreddore senza tregua. mi infilo sotto le coperte pregustandomi già una Londra tenera e popolare, un po' di buoni sentimenti e un riposo tranquillo.
play.
Walker Texas Ranger.
il telefilm più trash che abbia mai visto. Centrovetrine in confronto ha trame hitchcockiane.
sbagliato canale, rec su rete 4 al posto di canale 5. enormi bestemmie.
non c'è un cazzo da vedere. un po' di zapping, quel giusto per renderti conto che non c'è mai limite al peggio.
zac. politica. massì perchè no. ancora adesso non so bene chi votare alla prossima occasione.
rai3. ministro Giovanardi a confronto con un oppositore sicuramente comunista, pelaticcio e deboluccio. pare che sia mesi che non mangi bambini. Giovanardi con la sua frangetta bianchiccia e le sue inflessioni modenesi cerca di fare propaganda a ogni domanda del conduttore. io cerco di farmeli stare simpatici questi personaggi. C'ho provato con Bondi, niente da fare. Renatuzzo Schifani, uh per carità. Castelli mi ha fatto venire l'eritema l'ultima volta che l'ho visto alla tele. reggo a malapena Pierferdi, ma solo perchè è un figo, e Follini, che tutto sommato è il più moderato tra i porci. inutile parlare della lega, non nego di aver provato una strana sensazione di gioia quando a Bossi gli è preso il coccolone o che minchia era.
comunque, alla parola guerra del debole comunista, Giovanardi indignato scalpita tirando in ballo la pace. "quella del medio oriente è una missione di pace, come si fa a non essere d'accordo? come si fa a lasciar un popolo in quelle condizioni?" clap clap, complimerda Giovanaradi, tu si che hai capito cos'è la pace. "si...e...e poi...e poi questa è una missione voluta dall'ONU, da Kofi Annan stesso". ma non dire stronzate, Giovanà. ti pare che l'ONU obblighi il nostro paese all'intervento armato?
perdo la pazienza e cambio canale.
con grande stupore, su rai1 c'è lui. in persona. pare proprio lui. da mesi non appariva in tivù. si beh, d'altronde sono tutti suoi i canali, che potrebbe sbattersene alla grande. pero' sai, quella capatina ogni tanto, penserà lui, è gradita al mio popolo. ovviamente uno scontro con l'opposizione no, figuriamoci. perchè il discorso preparato poi non regge alla prima critica della sinistra.
com'è tenero, silvio. è seduto su un trono. dall'altra parte, una schiera di timidi giornalisti di diverse testate. che, chissà perchè, quando allo stesso programma seduto sul trono c'era Di Pietro, i giornalisti erano più che mai agguerriti. ieri sera valium per tutti invece. che stranezze vero?
che uno vorrebbe sentire domande del tipo "e il conflitto di interessi?" "e i suoi ministri con le mani sporche? pure Sirchia, alla salute, c'ha i microbi addosso?" "la riforma moratti? quella delle tasse? meravigliose!". e invece no. la domanda pare sempre la stessa: "quali sono i progetti per il futuro?" "mi consenta di dirle che abbiamo rispettato tutti gli impegni presi con i cittadini". buffone.
ma poi arriva il bello.
silvio spazia. perde il filo del suo discorso. la memoria non è mai stata il suo forte. "mumble mumble" nel suo lucido cranio a prova di treppiede. ed eccolo, l'intrepido uomo bandana, trova una soluzione: scagliarsi contro i comunisti. sì! maledetti bastardi, hanno rovinato questo mondo. hanno sbagliato tutto. dov'è c'è stato il comunismo c'è morte e distruzione. ma lui, silvio, porterà pace e libertà a casa di voi tutti.
inizio a incazzarmi. non tanto per le parole, quanto per la presunzione di chi le pronuncia.
e allora giù cazzate: le sue battute sull'Unione Sovietica, giustissime, perchè secondo lui l'opposizione è tutta comunista. anche Prodi, che uno con una faccia così è alquanto improbabile. si, Prodi è comunista, perchè ha usato le parole "compagni e compagne" con i suoi elettori. i ds? non sono altro che le ceneri del PCI. e poi, ma cribbio! non parliamo di quel partito lì (che si vergogna anche a nominare) che vuole rifondare il comunismo. e no, silvio. gentaglia quella. sporchi assassini, si si si.
viene da ridere, perchè si può dire tutto il peggio possibile di questa opposizione, tranne il fatto di essere comunista. non ci crede neanche più Bertinotti nel comunismo.
tornando a noi, caro silvio, noto con piacere che, al contrario, nel tuo governo c'è gente in gamba, oh yes. MSI, fiamma tricolore, forza nuova. i veri partiti della democrazia. partiti della pace, cazzo. si perchè come dice Giovanardi la guerra è pace. la pulizia, che magnifica parola. prismatica, direi.
la lega. folkloristici ma simpatici, in fondo. vorrebbero solo uccidere tutti i terroni e gli albanesi presenti in padania. arrivano in parlamento con quel fottuto fazzoletto verde, e vogliono un'Italia divisa. brava gente silvio, brava gente.
insomma, porca di quella puttana, la smettiamo di votarli?
e scusate per lo sfogo, ma ogni tanto ci vuole.

amenità assortite
anyone can play guitar
coffee and cigarettes
incenso alla vaniglia
kino
the soundtrack of my life